Le voci di chi ha fatto l’edizione 2026: il Team, le Guest Station, e una pizzata che ormai è un rito.
24.016 QSO. 7.907 nominativi. 146 entità DXCC. I numeri dell’edizione 2026 di II2AUT li abbiamo già raccontati. Ma dietro ogni collegamento c’è qualcuno che ha acceso la radio, si è seduto al microfono o al tasto, e ha deciso di dedicare il proprio tempo libero a un progetto che va oltre l’hobby. Abbiamo chiesto a chi ha fatto parte del II2AUT Team e del Guest Station Team di raccontarci com’è stato. Ecco le loro voci.
Il Team si racconta
Nei sedici giorni di attività, il II2AUT Team e le Guest Station si sono alternati al microfono da tutta Italia. Ecco cosa ci hanno scritto.
Buonasera a tutti, grazie mille per avere avuto l’opportunità di attivare un Award così importante. Sono orgoglioso e felice di essere stato parte di questo grande Team.
— Marco · IK2MMM · II2AUT Team
Per me è stata la prima volta, ma è stato un piacere partecipare come attivatore. Un grazie a tutti.
— Mario · IK2ZJP · II2AUT Team
Per me è la seconda edizione di questa bellissima iniziativa, però questa edizione è stata ancor più emozionante perché ho avuto la possibilità di fare CW da principiante. A parte tutto, mi sono divertito e sono molto soddisfatto. Grazie a tutti.
— Alessandro · IZ2GMQ · II2AUT Team
Per Luca, IZ2ZOZ, la partecipazione ha un significato che va oltre la radio.
Ci sono diversi modi per sensibilizzare nel periodo dell’Autism Awareness Day, ed è bello che anche attraverso la radio si trovi il modo per fare divulgazione. Quando Christian me lo ha proposto in un incontro in fiera a Montichiari, mi sono detto: non posso dire di no.
Sono stato diagnosticato, in questi anni, come autismo ad alto funzionamento, e so molto bene la fatica che si fa a far comprendere agli altri le attenzioni da avere e lo sforzo che serve per vivere in un mondo di neurotipici. Nel mio caso è ancora più difficile, perché essendo ad alto funzionamento, dall’esterno non si capisce la fatica che si vive — anzi, quando lo dici a qualcuno, ti dicono che non è vero, che fingi.
Quindi ben vengano queste e altre iniziative sul tema. Ho fatto quello che potevo come QSO, nel poco tempo che ho avuto a disposizione, ma l’ho fatto davvero con piacere.
— Luca · IZ2ZOZ · II2AUT Team
Ricordo la parabola del buon seminatore: anche solo uno che, dopo un QSO, si informa e se ne fa coscienza, è una sensibilità in più, è una crescita e una presa di coscienza del problema. Se anche solo uno arriva a questo, stimolato da un mio CQ, sono contento: ho fatto centro.
— Pierangelo · IZ2KXB · II2AUT Team
Un segnale che va oltre l’etere
C’è un filo che lega tutte queste voci, ed è più grande della radio stessa. II2AUT nasce come attività radioamatoriale, ma il suo effetto si misura altrove: in ogni collega che, rispondendo a un CQ, si è fermato a chiedere di cosa si trattasse, e magari poi è andato a informarsi su un tema che prima conosceva poco. La comunità radioamatoriale ha una caratteristica che poche altre comunità hanno: parla con chiunque, ovunque, senza filtri di età, lingua o confine — ed è proprio questa apertura a renderla un canale naturale per far circolare un messaggio che altrove farebbe più fatica a passare.
Ma il segnale non si ferma a chi sta dietro al microfono. Arriva alle famiglie, agli amici, ai colleghi di chi opera: mogli, figlie, cognate che lavorano nel campo dell’autismo; papà, zii, nonni con una nipote o un nipotino nello spettro, che in un QSO o in un racconto di sezione hanno trovato un modo inaspettato per sentirsi meno soli con un tema che vivono ogni giorno. È in queste storie, più ancora che nei DXCC collegati, che si misura il valore di un progetto come questo — per la comunità radioamatoriale e per tutte le persone che le ruotano intorno.
Non servono numeri enormi per fare la differenza: basta che anche uno solo, dopo un QSO, si fermi a informarsi.
Ogni edizione di II2AUT è, in questo senso, un piccolo seme lanciato nell’etere. E da tre anni, edizione dopo edizione, continua a mettere radici.
Una tradizione che si rinnova
C’è un momento che, edizione dopo edizione, è diventato un rito per il gruppo: la pizzata di chiusura da PizzAut. Non è un caso che si scelga proprio questo posto — la pizzeria di Monza dove in sala e in cucina lavorano ragazze e ragazzi nello spettro autistico — per suggellare la fine delle due settimane di attività.
Un’ultima attivazione nel parcheggio, a due passi dal furgone PizzAut, prima di sedersi a tavola.
Poi il gruppo si è ritrovato al tavolo, tra una birra e una pizza, a raccontarsi i sedici giorni appena trascorsi.
Il II2AUT Team riunito per il pranzo di chiusura.
Sul muro della sala, una scritta racconta meglio di ogni numero il senso di tutto questo.
«Vietato calpestare i sogni» — la scritta sul muro di PizzAut.
«Vietato calpestare i sogni.»
Il fondatore
Trasmissione ricevuta · founder II2AUT
Il 2026 è stata la nostra terza edizione, e a mente fredda posso dire che è stata veramente, veramente un’edizione che mi ha reso contento e soddisfatto.
Dal mio punto di vista organizzarla è stata una sfida, perché quest’anno abbiamo voluto alzare l’asticella: la novità dei due macro-team, il II2AUT Team e il Guest Station Team, per dare modo anche a chi non operava dalla zona 2 di dare una mano all’iniziativa e sensibilizzare ancora di più il mondo radioamatoriale — e tutto quello che gli sta intorno — sul tema dell’autismo. Una sfida importante, resa possibile anche grazie all’aiuto di partner come la piattaforma radioamatoriale HamAward, che ci ha permesso di operare per sedici giorni consecutivi senza nessun intoppo tecnico, con una chiarezza e una rapidità fantastiche: un grosso applauso ai ragazzi che gestiscono questo servizio.
Un po’ di difficoltà l’ho avuta soprattutto nel gestire l’avvio del progetto: creare le locandine, scrivere i testi, correggere le bozze, tutta la parte di back office che sta a monte. Mi ha portato via tempo e risorse dedicate alla famiglia, ma vedere i risultati ripaga tutto.
Sul piano più personale, quest’anno mi sono messo anch’io come Guest Station, da fondatore di II2AUT: poter affiancare il mio nominativo personale a quello speciale sull’autismo mi ha dato una carica in più. E quando qualcuno mi chiedeva «ma sei tu quello…?», rispondere «sì, sono io, sono il fondatore di questa attività» e sentirmi dire dai colleghi che stiamo portando avanti un progetto fantastico, innovativo, capace di entrare nelle case dei radioamatori e di chi gli sta vicino — questo mi ha riempito il cuore. Perché il nostro intento non è solo sensibilizzare il collega davanti al microfono o al tasto, ma arrivare anche a chi gli sta intorno, alla sua cerchia familiare.
Abbiamo raccolto tante testimonianze di colleghi che hanno una moglie, una figlia, una cognata che lavora nel campo dell’autismo, e testimonianze più dirette e toccanti di papà, zii, nonni con una nipote o un nipotino con autismo — e sentire il loro entusiasmo, il pensiero che la radio potesse diventare qualcosa di bello anche per loro, è la cosa che mi ripaga di più in assoluto. Vi dico la verità: più ancora che collegare paesi oltreoceano come Brasile, Argentina, Australia o l’Africa — che da casa mia ormai riesco raramente a collegare — quei complimenti mi hanno riempito il cuore più del DX più importante della mia vita.
Anzi, posso dire che il DX più importante della mia vita è stato proprio avere avuto l’idea di inventarmi questa attività.
Christian · IZ2WYA · Founder II2AUT
73 · Un Segnale Per L’Autismo · II2AUT
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